Quando le vite delle donne trasformano la città: cura e amministrazione condivisa dei beni comuni a Torino
DOI:
https://doi.org/10.5216/lahrs.v6.86328Parole chiave:
Amministrazione condivisa, beni comuni, storie di vita, rigenerazione urbana, Torino, ItaliaAbstract
Nell’ultimo decennio è in corso in Italia una vera e propria rivoluzione silenziosa, in cui molti abitanti mettono in atto sia un altro modo di possedere che un altro modo di amministrare i beni comuni. Ad oggi oltre trecentocinquanta municipalità hanno adottato il “Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni”grazie a cui è possibile stipulare “Patti di collaborazione” per la cura di spazi e servizi aperti a tutti. Attraverso questo strumento, le comunità si attivano localmente sottoscrivendo i patti. In questo modo si alleano con i propri amministratori pubblici locali per la co-gestione di beni materiali e immateriali. Due sono le regole di base: la prima è che i responsabili pubblici non devono essere autoritativi ma paritari e la seconda è che l’accordo deve restare sempre aperto a chiunque voglia unirsi per contribuire a sua volta. Sono circa 8.000 i patti in corso in tutto il Paese, e ognuno di essi interpreta il principio della Sussidiarietà orizzontale introdotto nella Costituzione italiana nel 2001, che afferma che i soggetti pubblici favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini che svolgono attività di interesse generale. L’ultimo Rapporto del Laboratorio per la Sussidiarietà, di cui una delle autrici di questo scritto è la vice-presidente, analizza per la prima volta la questione di genere per provare a comprendere se i patti siano uno strumento utilizzato in maniera trasversale da uomini e donne. Nella fotografia dell’anno 2023 il protagonismo maschile emerge chiaramente. Solo il 30 % dei patti sono infatti firmati solo da donne o da gruppi di persone perlopiù di genere femminile. E solo nei rari patti con più di 10 sottoscrittori si riscontra una maggioranza di donne. Il numero di cittadini attivi di genere maschile è invece maggiore nei patti più piccoli e con una governance più semplice, che sono la gran maggioranza. Parallelamente al monitoraggio quantitativo procede l’analisi qualitativa dei processi attraverso studi e ricerche, tra cui quella al centro di questo articolo, dedicata a tre storie di vita di donne attive a Torino nell’ultimo decennio. Attraverso stralci di interviste di storie di vita raccolte attraverso la tesi di laurea in architettura dell’altra autrice dell’articolo, l’obiettivo è quello di dar voce a tre biografie femminili che si prendono quotidianamente cura di tre luoghi emblematici dell’amministrazione condivisa dei beni comuni in una delle più grandi città metropolitane italiane. Questi tre luoghi sono un patto di collaborazione, una portinerie di comunità (che ha attivato anche un patto di collaborazione) e una casa del quartiere, in cui la regola numero uno è l’uso non esclusivo degli spazi, proprio come in tutti i patti di collaborazione. Per raccontarli, Daniela Ciaffi e Fernanda Ramalho partono da Emanuela Saporito, Erika Mattarella e Camilla Munno.
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